Per
iniziare.
Presentarsi
è operazione di rito in questi casi, dunque lo faccio anche io.
Piacere,
Francesco.
Ecco,
ora che l'etichetta è rispettata passiamo a qualcosa di meglio.
Cerchiamo di definire quello che andiamo a fare: l'idea è quella di
mettere in evidenza e far circolare una serie di idee su un concetto,
del quale non saprei dare una definizione, ma di cui sento tutto il
peso e l'importanza. è come quando capisci che c'è qualcosa che
puzza intorno a te e ti accorgi poi di aver pestato una merda.
Eccomi, quello che ha pestato la merda sono io. Tutti parlano di
progressive, soprattutto nella musica, ma in così tanti modi e con
così tante accezioni che io non ci ho mai capito una sega. In
un'illuminazione subitanea però, oggi ho capito che ci dovevo
ragionare. Poi, subito dopo ho realizzato che non capendo io una
minchia di teoria musicale, l'operazione sarà ardua e dolorosa. è
per questo che ho pensato di riadattare io il concetto per una volta.
Ma a questo ci si arriva insieme fra un po'. Prima di tutto,
cerchiamo una definizione ufficiale di musica progressiva e vediamo
che succede.
Questa
voce è un casino assurdo, come mi aspettavo, ma quello che mi
interessa e che mi serve per la prima riflessione si trova subito
nelle prime righe: cambiamento nel tempo e commistione dei generi stanno alla base del
fenomeno del progressive musicale. Si crea una compenetrazione (e scusate in anticipo per quello che sta per succedere) tra le due dimensioni diacronica (il continuum storico e
il superamento dei diversi generi) e sincronica (l'uso in un unico
pezzo di più di una sonorità); compenetrazione che ha un effetto, o che vorrebbe averlo, innovativo che dia una spinta in avanti all'ambiente
circostante.
Benissimo,
ora che ho fatto questo discorso da accademico di 'sta ceppa, devo
cercare di essere progressivo. Voglio tirare dentro a questa cosa un
altro aspetto, un'altra forma d'arte, che per adesso considereremo
sempre inerente alla musica: la ricerca delle parole, la scrittura,
la "poesia". L'esempio può sembrare banale, ma non
sottovaluterei la cosa: prendiamo il pezzo Gargaroz di
Elio e le storie tese, traccia 7 di Studentessi (2008).
Insomma, quello che voglio è fare in modo che si ricominci ad usare questa parola senza troppi problemi. Per me, progressive è tutto ciò che è bello e innovativo, ma che al tempo stesso tende alla bellezza del passato, creando effetto sinergico.
E sono quasi sicuro di poter riuscire a convincervi.
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