venerdì 7 dicembre 2012


Per iniziare.

Presentarsi è operazione di rito in questi casi, dunque lo faccio anche io. 
Piacere, Francesco.
Ecco, ora che l'etichetta è rispettata passiamo a qualcosa di meglio. Cerchiamo di definire quello che andiamo a fare: l'idea è quella di mettere in evidenza e far circolare una serie di idee su un concetto, del quale non saprei dare una definizione, ma di cui sento tutto il peso e l'importanza. è come quando capisci che c'è qualcosa che puzza intorno a te e ti accorgi poi di aver pestato una merda. Eccomi, quello che ha pestato la merda sono io. Tutti parlano di progressive, soprattutto nella musica, ma in così tanti modi e con così tante accezioni che io non ci ho mai capito una sega. In un'illuminazione subitanea però, oggi ho capito che ci dovevo ragionare. Poi, subito dopo ho realizzato che non capendo io una minchia di teoria musicale, l'operazione sarà ardua e dolorosa. è per questo che ho pensato di riadattare io il concetto per una volta. Ma a questo ci si arriva insieme fra un po'. Prima di tutto, cerchiamo una definizione ufficiale di musica progressiva e vediamo che succede.


Questa voce è un casino assurdo, come mi aspettavo, ma quello che mi interessa e che mi serve per la prima riflessione si trova subito nelle prime righe: cambiamento nel tempo e commistione dei generi stanno alla base del fenomeno del progressive musicale. Si crea una compenetrazione (e scusate in anticipo per quello che sta per succedere) tra le due dimensioni diacronica (il continuum storico e il superamento dei diversi generi) e sincronica (l'uso in un unico pezzo di più di una sonorità); compenetrazione che ha un effetto, o che vorrebbe averlo, innovativo che dia una spinta in avanti all'ambiente circostante. 
Benissimo, ora che ho fatto questo discorso da accademico di 'sta ceppa, devo cercare di essere progressivo. Voglio tirare dentro a questa cosa un altro aspetto, un'altra forma d'arte, che per adesso considereremo sempre inerente alla musica: la ricerca delle parole, la scrittura, la "poesia". L'esempio può sembrare banale, ma non sottovaluterei la cosa: prendiamo il pezzo Gargaroz di Elio e le storie tese, traccia 7 di Studentessi (2008).


Se il progressive musicale è prima di tutto commistione di generi e cambiamenti repentini e continui nella ritmica e nella melodia, questo pezzo non è poi così progressive: diviso in due parti di cui una fortemente predominante, non comporta quelle variazioni sul tema che ti lasciano interdetto e privo di basi d'appoggio (per farmi capire, non è che sia un pezzo degli Area!). Adesso prendiamo il testo: L'esorcista, Lo squalo, Belfagor, la tonsillectomia, il traffico di organi, l'abuso e l'inutilità di internet, la stupidaggine del dare gelato al limone ad uno a cui hai appena strappato un pezzo di carne dalla gola. Considerando che questo è un riassunto, ricapitoliamo: opere cinematografiche degli ultimi cinquant'anni, pratica medica diffusa incontrollatamente e inutilmente, critica sociale all'uso della rete, critica del senso comune. Per farla breve, visto che mi sono già allargato anche troppo, questo pezzo è la dimostrazione (almeno per me) di come il concetto di progressive debba essere ampliato e possa assolutamente tornare utile nel capire e apprezzare forme d'arte che vanno oltre la sperimentazione musicale  che ha riguardato principalmente l'Europa e in particolare paesi come Gran BretagnaItaliaFrancia Olanda negli anni 1967-1975 (wikipedia).

Insomma, quello che voglio è fare in modo che si ricominci ad usare questa parola senza troppi problemi. Per me, progressive è tutto ciò che è bello e innovativo, ma che al tempo stesso tende alla bellezza del passato, creando effetto sinergico.
E sono quasi sicuro di poter riuscire a convincervi.

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